Undicesimo episodio PDF Stampa E-mail
SiraStory - Diario da San Micidiario
Scritto da Uno di noi   
Giovedì 08 Novembre 2012 10:22
134° giorno dalla Catastrofe

Dopo la magnifica partita tra Siracusa e Roma, seguita accanto a Carmelo Silva, sono tornato felice a San Micidiario e mi sono addormentato. È stato evidentemente un lungo letargo, se quando mi sono svegliato non ho più trovato neanche i binari della vecchia ferrovia che saliva per Pantalica, e sono dovuto andare a Siracusa in auto-stop. 


Senatore Verzotto
In città è tutto cambiato: c’è molta più ricchezza per le strade e si nota subito che la gente vive meglio. Hanno tutti l’automobile, le ragazze indossano minigonne e i ragazzi hanno i capelli lunghi e i pantaloni a zampa d’elefante. Tutti ascoltano i Beatles, i Pooh e Lucio Battisti, ma io nell’aria sento subito la puzza della SINCAT e della RASIOM: un puzzo maleodorante a cui mi ero disabituato nei quattro mesi di vagabondaggio nel passato…

Entro al bar Marciante di Corso Timoleonte: un giovanissimo Pino Filippelli sta sorseggiando il caffè insieme al Senatore Verzotto (foto a sinistra) e al vicepresidente del Siracusa, Mefalopulos.

Mi rendo subito conto d’aver in tasca solo vecchie lire fuori corso, maledetta la Catastrofe, esco allora dal bar senza ordinare nulla. Sulla strada mi raggiunge però Filippelli:

“Non se ne vada, il senatore mi ha appena dato l’incarico di addetto stampa per il Siracusa calcio e voglio che lei mi dia una mano.”

“Ma come mi conosce?”

“Lei ha scritto quel bel romanzo sull’ammiraglio olandese De Ruiter…”

“Sì, Il dono di Ahmet pascià.”

“E poi anche Le ali di Icaro, Uomini del Conte Rosso, Vento di libertà, Il segno del cavallo… Io sono soltanto un giovane giornalista, mi dia una mano lei, che è uno scrittore.”

“Ma come le sa tutte queste cose?”

“So anche della Catastrofe del 2012.”

“Si riferisce alla profezia dei Maia?”

“No, dico della Catastrofe del Siracusa di Salvoldi.”

“Ma come sa della Catastrofe?”

“So, purtroppo so… Nel 2012 mi credono morto, mentre in realtà la Catastrofe ha scaraventato anche me nel passato…”

“Diamoci del tu, allora.”


Grazie a Pino Filippelli ho trovato subito lavoro, vitto e alloggio. Il giorno successivo, Domenica 20 Settembre 1970, ci troviamo seduti insieme in Tribuna stampa al Vittorio Emanuele, per assistere alla gara inaugurale del campionato: Siracusa – Leonzio. È una giornata di sole per fortuna ben ventilata e lo stadio è gremitissimo, una cosa impensabile nel Terzo Millennio: almeno ottomila sono gli spettatori, con moltissimi Lentinesi mescolati ai Siracusani. Ecco le formazioni in campo:

SIRACUSA: Del Pari; Degl'Innocenti, Schiavo; Canetti, Corvino, Marinari; Anastasio (Santoro dal 34' del primo tempo), Peluso, Lobascio, Paterlini, Melli. Allenatore, Benedetti.

LEONZIO: Alecci; Cracchiolo, Rosano; Sangiorgio, Viola, Golino; Scuderi, Riccetti, Caldarella, (Caruso al 92'), Dossena, Momesso. Allenatore, Cacciavillani.

ARBITRO: Marti di Napoli.

Ecco la cronaca della partita, scritta da Pino Filippelli:

Paolino AnastasioSconfitta-choc del Siracusa, pugnalato dalla Leonzio. Già al momento dell'annuncio delle formazioni si apprendeva della prima seria defezione: mancava il nome del nuovo acquisto Pepa (infezione all'alluce, prognosi pochi giorni). Al suo posto Benedetti non poteva fare altro che schierare Melli. Il discorso sulla funzionalità dell'attacco azzurro, basato su due ali di ruolo, andava così per metà a farsi benedire. L'altra metà seguiva la stessa sorte al 15', quando Golino, che già aveva messo un piede assassino sulla strada di Anastasio, lo giustiziava sommariamente, con una falciata che toglieva il giocatore dalla circolazione.

La perdita di Anastasio (foto a destra), unitamente al gol a freddo subìto dopo appena sei minuti di gioco per una sbandata collettiva della difesa, faceva saltare i nervi al Siracusa e il gioco era fatto per una Leonzio in palla, svelta, scattante, furba (la mente di Cacciavillani si "sente" lontano un miglio), che ha saputo dare alla gara proprio l'impronta che più le conveniva.

Passiamo subito a descrivere il gol iniziale dei lentinesi. Punizione dal limite laterale dell'area per fallo di Canetti e opportunista salto di Scuderi, che di testa devia in rete coi difensori fermi e sbigottiti.

Un gol a freddo che è stato come una sciabolata e che alle lunghe ha pesato non poco sul sistema nervoso della squadra di casa. La quale peraltro ha tentato una reazione rabbiosa, veemente, ha stretto gli ospiti nella loro area con incursioni continue e pericolose, ma poiché l'alfiere di questa tambureggiante offensiva era il diavoletto Anastasio, ben si capisce come, fuori lui, tutta l'impalcatura sia miseramente crollata, talché sembrava di cogliere, in certi aspetti del gioco azzurro le immagini sbiadite e incolori della squadra dello scorso anno.

Svanito l'entusiasmo, per fare posto all'orgasmo, affioravano infatti antiche incertezze difensive, particolarmente nel settore centrale, mentre la scarsa vena di Paterlini (che però si riscattava in parte nella ripresa) metteva in crisi il reparto di centrocampo, ad onta del gran prodigarsi di Canetti, instancabile maratoneta a tutto campo, e dell'impegno di Peluso, che cercava di dare una mano come meglio poteva.

In avanti restava il solo Lobascio, stracarico di generosità, il quale invero riusciva a mettere sovente lo scompiglio nelle retrovie avversarie. Ma era disperatamente isolato e quantunque arrivasse spesso a un pelo dalle conclusioni personali, pure doveva spendere un mare di energie per difendere ogni pallone che dalle retrovie gli veniva sistematicamente appoggiato.

Si potrà dire quel che si vuole di questo giocatore, ma il suo impegno di oggi fa passare in secondo piano la sua mania del dribbling, che del resto rimaneva l'unico mezzo per tentare di avvicinarsi il più possibile alla rete difesa da Alecci.

D'altra parte, si è già detto di una Leonzio vivace e impietosa, che ha sfruttato con estrema abilità la situazione di vantaggio psicologico e gli errori dell'avversario. Per altro, Alecci non è stato mai impegnato severamente perché davanti a lui hanno fatto tutti buona guardia, sfoderando, terzini e libero in prima linea, eccellenti interventi volanti. In centrocampo il solito Riccetti che vede chiaro e irrompe al momento giusto, con Golino can mastino, che, oltre ad avere avuto… il merito di aver fatto fuori l'avversario più pericoloso, si è disimpegnato con sicurezza nelle fasi difensive. In avanti, vivacissimo Scuderi, mentre Caldarella ha reso dura la vita a Corvino, in serie difficoltà specialmente nel primo tempo. Ci si attendeva forse qualcosa in più da Momesso, che era stato decantato alla vigilia dagli stessi lentinesi. Ma occorre far rilevare che suo è stato lo scatto con relativo cross che ha provocato, allo scadere della prima parte della gara, il rigore a favore della sua squadra.

In sostanza una Leonzio dinamica e vivace, che può ancora crescere nelle mani di quel dritto che si chiama Cacciavillani, il quale come al solito ha recitato a perfezione la sua parte tattica, assimilata proficuamente dai suoi uomini in campo.

Per la cronaca, il secondo gol dei bianconeri, quello su rigore, è stato originato, come s'è già detto, da un cross teso di Momesso, che non aveva peculiarità di insidia mortale e che istintivamente Marinari, per il resto assolvibile, ha bloccato con un braccio in piena area. Sul raddoppio il Siracusa era kappaò, anche se gli azzurri hanno generosamente lottato fino all'ultimo, ma con poca lucidità, per rimontare lo svantaggio.

Rete di LobascioNella ripresa, Lobascio aveva deviato in rete un lungo pallone parabolico spedito in area da Canetti (foto a sinistra). Il centravanti era solo davanti ad Alecci al momento del tiro. Fatto sta che l'arbitro ha annullato per fuori gioco, confortato dal guardalinee. Lo stesso Lobascio si è rifatto, a tempo scaduto, inzuccando in rete un pallone che era spiovuto in area dalla destra.

Al termine della gara il pubblico ha a lungo rumoreggiato nell'atrio dello stadio. Alcune centinaia di tifosi hanno cinto d'assedio gli spogliatoi e l'abitazione del custode del campo, che è il padre di Golino, il giocatore ritenuto reo di aver fatto fuori, con premeditazione (secondo il giudizio del pubblico) il giovane attaccante siracusano Anastasio. E' dovuta intervenire la polizia, che ha disperso gli assedianti.

Queste le interviste rilasciate a fine gara a Pino Filippelli:

Cacciavillani, in impeccabile completo marrone scuro, ha il buon gusto di non far le feste per lo sgambetto tirato alla sua ex società: «Non abbiamo rubato niente a nessuno -dice- però io so come è l'ambiente siracusano: si farà presto a farne un dramma, e invece debbo dire che ho trovato un Siracusa come mai lo avevo trovato gli altri anni. E' una bella squadra e darà certamente molte soddisfazioni al suo pubblico. Ma bisogna avere fede, non scoraggiarsi. Noi abbiamo fatto la nostra partita di rimessa e ritengo che sia stato il primo gol a freddo a mettere in ginocchio il Siracusa, che forse ci aveva un pochino sottovalutati. Da quel momento gli azzurri si sono innervositi, mentre noi siamo cresciuti. Io ho una squadra quasi nuova, che si sta dando una impostazione nuova. Faremo ancora meglio in avvenire».

Enzo BenedettiSull'altro fronte, Benedetti (foto a destra) è di una calma olimpica: «Ma non è la fine del mondo. Certo, con arbitri come questo c'è da perdere la testa. Anzitutto, fermo, immobile, lontano dalle azioni. Ha annullato al Siracusa un gol sacrosanto e non ha concesso il rigore quando nella ripresa il portiere ha cinturato nella propria area Melli. Non ha nemmeno ammonito il giocatore che ha duramente mandato a gambe per aria il nostro Paterlini. Con arbitri così, la cosa si fa veramente triste. Con questo non voglio nulla togliere all'abilità della Leonzio. Non discuto il risultato. Loro hanno giocato la loro partita, hanno vinto e non c'è niente da dire. Ma in condizioni diverse il Siracusa avrebbe potuto comodamente rimontare e addirittura vincere a sua volta».

È la prima volta che vedo perdere il Siracusa post-Catastrofe, ma sono contento, perché sto per rivivere insieme a voi l’incredibile stagione che si concluse con lo spareggio del Vomero.